Il presepe e i mestieri

Il Presepe Vivente di Cammarata

Il primo presepe vivente nasce dalla vivida immaginazione di San Francesco D’assisi, che nel 1223, nel dolcissimo scenario di Greccio, avrebbe rievocato una rappresentazione realistica della Natività, mettendo in una vera mangiatoia un neonato, e presentandolo ai fedeli convenuti, come simbolo del Divino Bambin Gesù, dando vita alla tradizione cristiana del presepio.

Veicolo di comunicazione e di evangelizzazione, l’esperienza del presepe vivente, nasce per la prima volta all’interno della Comunità parrocchiale di San Vito a Cammarata, nel 2003. Promosso e realizzato dall ‘Ass. SS. Crocifisso Degli Angeli, e sotto la guida di Mons. Liborio Russotto, anche quest’anno vi porterà a conoscere a fondo, il mondo magico di una antica tradizione come quella del Natale. Iniziativa, questa non priva di difficoltà, ma che lontana dal bagliore e dalle decorazioni natalizie, racchiude in sé tanti significati, e riesce  attraverso la nascità di Gesù, a raccontare l’evento che ha cambiato il corso della storia.

Sotto la cupola di un cielo di cobalto, attraverso un senso di mistero e di antichità, riscoperto tra le piccole casette del quartiere, si avverte una luce di calore….Ecco, Maria, Giuseppe e il Bambino. Grande silenzio al loro cospetto, lontani dal vociare delle donne, dalle risa dei fanciulli , si sente risuonare l’annuncio di un domani ricco di amore, in questo mondo che cambia così velocemente, ma che tanto ha bisogno del suo messaggio di pace, gioia e giustizia.

Ma c’è un intero villaggio che prende forma attorno alla sacra famiglia; momento di grande partecipazione di fede popolare, il presepe diventa anche espressione artistica. Ambientato storicamente nella civiltà di Cammarata di fine 800 e inizio 900, è rappresentato in un complesso di case del nostro centro storico, dove le strade si trasformano in uno scorcio di vita quotidiana, che ha come protagonisti pastori, animali, artigiani e contadini, che ci fanno rivivere il Natale, attraverso la vita semplice di altri tempi, riproponendo attività scomparse, usanze dimenticate e costumi e sapori di vita tramontati, dove affondano le nostre radici, per cercare di mantenerli vivi e presenti nella memoria storica della nostra terra.

Particolarmente suggestivo è lo scenario naturale del centro storico; varcata la soglia del “patu arabu” di via Coffari, che segna l’entrata del presepe, la memoria sembra  subito riportarci  a rivivere una realtà parallela dove sembra che il tempo si sia fermato. Le viuzze, le cantine e vecchie stalle, un tempo abitate dalle antiche famiglie e oggi ormai in disuso, si rivestono di luci,  gesti, canti e  sapori di un tempo, prendendo vita attraverso i numerosi figuranti, circa 200, che vestiti da contadini, animano le scene dentro le case e lungo tutto il percorso, facendo rivivere al visitatore,  un’emozione unica e irripetibile, lasciando un ricordo indelebile a chi lo visita per la prima volta.

L’allestimento  voluto con le migliori intenzioni e una ricerca accurata e meticolosa per i particolari, fa si che ogni anno il presepe di arricchisca di nuovo fascino e nuove suggestioni. Ma questo comporta uno scrupoloso lavoro che coinvolge giovani e meno giovani che si cimentano nella ricostruzione di ambienti e scene sempre diverse, le case in pietra, annerite dal fumo delle cucine a legna, verranno arredate con attrezzi e arnesi da lavoro, donati da contadini e artigiani del paese. Arti e mestieri vengono proposti con le tecniche di lavoro e strumenti , di un tempo ormai lontano, ogni cosa e personaggio parla e racconta la nostra storia. Una storia fatta di episodi semplici e modesti, e ricordi che il tempo non è riuscito a cancellare.

PROSSIMI EVENTI

23 Dicembre 2017

Inaugurazione del Presepe

Sabato h. 17:00 - 21.30

Giorni d'apertura

26 - 28 - 30
Dicembre 2017

h 17.00 - 21.30

1 - 4 - 6
Gennaio 2018

h 17.00 - 21.30

I MESTIERI


Il presepe, nel caso di Cammarata, è una manifestazione religiosa e folkloristica, che dà la possibilità di fare un salto nel proprio passato e insieme alla natività di Gesù permette, ad una comunità, di celebrare le proprie origini, in una cornice di sacralità e di magica atmosfera. I confini tra umano e religioso, mistico e fantastico, restano, in questo caso, nelle rigide definizioni degli antropologi, che qui cedono posto ad una fusione armoniosa, in cui è interessato tutto l’uomo.


Percorrendo a piedi l’itinerario del presepe i visitatori rimangono incantati dinanzi alle varie scene, che riconducono lo spettatore alla famiglia, alle arti popolari e ai mestieri di una volta. E’ la ricostruzione del passato, come viene percepito e idealmente immaginato dai contemporanei. Con l’aiuto dei ricordi e delle persone più anziane si ricreano, la vita e le abitudine di una volta. I giovani hanno la possibilità di vivere, seppur in modo simbolico, l’atmosfera del passato, calandosi in essa e recependone i valori cristallizzati dalla tradizione. In questa cornice la comunità si fonde e si rigenera.


Gli anziani, custodi viventi della memoria, vengono interrogati e ascoltati come oracoli. Loro, gli unici depositari viventi della tradizione, diventano i registi dell’apparato scenico e le uniche fonti da cui attingere una sterminata serie di particolari. E’ un momento importantissimo in cui avviene naturalmente la trasmissione dell’identità e dei valori che la determinano. Ci si sente fieri di appartenere ad una comunità cittadina e nella fattispecie, ad un quartiere o rione. Un’operazione necessaria alla vita della comunità, che garantisce la continuità tra passato e presente.


Affascinante è la ricostruzione dell’ambiente familiare e la presentazione della classica famiglia contadina stretta al focolare domestico. Tutto rivive nella gestualità dei personaggi; incontriamo “u picuraru” che dopo aver governato il gregge, rimesta il latte fresco appena munto dalle pecore, nel pentolone di rame stagnato per trasformarlo in ricotta da offrire ai visitatori; ci sono le donne che lavorano al telaio o affaccendate a preparare impasti di dolci e pane e inondare l’aria di odori che si mischiano tra le grida degli uomini che per le strade strillano le loro mercanzie e il vociare dei ragazzi!


Anche gli artigiani sono all’opera ognuno nella propria bottega: “ u falignami” curvo sul bancone, va su e giù con la pialla a modellare il legno; il rumore assordante del fabbro, che batte il martello sulla suonante incudine e poi il canestriere con la sua arte di intrecciare i vimini, mentre nella porta accanto lavora “u consapiatti" intendo a riparare con il fil di ferro gli utensili rotti, e “lu scarparu”. Tutti con i loro attrezzi pronti per essere utilizzati ancora una volta.


Tratto dal libro “il Presepe vivente a Cammarata” di Padre Vincenzo La Mendola. Pubblicato nel mese di Ottobre 2011, rif. pag.18 e 19.